Il Processo di produzione

Il Pistacchio di Bronte è una pianta originaria del bacino Mediterraneo, che viene coltivata per i semi, utilizzati per il consumo diretto in pasticceria e per aromatizzare gli insaccati di carne. La peculiarità del Pistacchio brontese è il colore verde smeraldo della sua pasta, nonché la sua pronunciata aromaticità, per cui è privilegiato nella manifattura dei torroni, dei prodotti dolciari e dei gelati. I frutti del Pistacchio di Bronte, riuniti in grappoli, sono costituiti da drupe allungate, più piccole di un’oliva. Il Pistacchio è costituito da un mallo sottile, che si sgretola facilmente quando maturo.

Dalla Coltivazione alla Lavorazione

Avvistato su strade ripide tra l’Etna e i Nebrodi, Bronte vive di pistacchi: c’è chi li coltiva, chi li commercia, chi li trasforma in dolci, creme e salse.

Il pistacchio ha trovato in Bronte il suo habitat crescendo nei terreni lavici accidentati del nostro vulcano Etna. Ciò permette al frutto di acquisire innumerevoli sostanze minerali laviche ottime per l’organismo e una sorta di concimazione naturale offerta dalla cenere vulcanica che precipita spesso nelle nostre zone.

Va pure detto, che un ruolo importante è svolto dalla posizione della cittadina di Bronte rispetto al sole. Questa condizione è indispensabile per far si che il frutto abbia quel colore verde smeraldo inconfondibile di Bronte, lo stesso invidiato dai produttori di pistacchio del resto del mondo.




Il Terebinto

Una specie arborea fondamentale per l’esi­stenza dell’industria pistacchicola brontese è il terebinto (Pistacia tere­bintus), arbusto molto ramificato con corteccia bruno-rossastra, di odore resinoso-aromatico, più raramente piccolo albero alto sino a 5 m., dal legno duro, compatto e pesante.

La fruttificazione del terebinto è rappresentata da numerose drupe rosse o verde-grigio, aspetto che lo rende molto caratteristico e attraente, e per questo usato a scopi ornamentali nei parchi, giardini, ville e per siepi.

In natura, alla propagazione del terebinto contribuiscono anche gli uccelli che si cibano dei suoi semi e ingerendoli, sottopongono il duro tegumento ad una vera e propria scarificazione con gli acidi gastrici e, successivamente espellendoli con gli escrementi, sono più facilmente germinabili.

Come portinnesto consente al pistacchio (P. vera), di vivere anche in terreni poco profondi, ciottolosi, e perfino tra le fessure delle rocce.

Oltre che da alcuni pregi quali la frugalità e l’arido-resistenza il terebinto è contrassegnato da alcune caratteristiche indesiderate quali la lenta crescita in vivaio, le difficoltà d’innesto, la parziale disaffinità d’innesto col pistacchio, la scarsa attitudine alla radicazione in vivo ed in vitro, l’eterogeneità dei semenzali, il lungo periodo improduttivo che induce nel gentile e l’attività pollonifera.